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Psicomotricità: muoversi per crescere

E’ con grandissima gioia che pubblico questo primo articolo di Alice Gregori.

La famiglia di esperti di Bresciabimbi.it si allarga accogliendo una nuova figura: la psicomotricista.

Alice Gregori e lo staff di Emmi’s care sono ora a disposizione di Bresciabimbi per accogliere le vostre richieste e fornirvi sostegno.

I contatti dell’associazione sono : www.emmiscare.org    info@emmiscare.org

PSICOMOTRICITA’: MUOVERSI PER CRESCERE.

 

Non è raro sentir parlare di psicomotricità: educatrici, insegnanti, genitori interessati, questo articolo nasce dal desiderio di raccontare cos’è la psicomotricità e perché rappresenta un valido approccio per sostenere lo sviluppo del bambino.

Si tratta di una disciplina nata nei primi anni del 900′ in Francia, ma diffusa solo negli anni 70’, grazie al contributo di B.Aucouturier che la rese la pratica psicomotoria arrivata anche in Italia.

Per poter ideare e condurre progetti di psicomotricità, lo psicomotricista deve seguire un percorso formativo triennale per la sua preparazione personale, teorica e pratica.

Sarà durante questa formazione che il professionista svilupperà le conoscenze sullo sviluppo del bambino e le sue capacità di osservazione e di empatia con l’altro.

Gli ambiti di applicazione della psicomotricità variano da quello preventivo ed educativo, con formazione o educazione psicomotoria, sino all’aiuto  psicomotorio individuale.

A seconda del progetto, delle caratteristiche del contesto e dei bambini, si svolgeranno sedute di psicomotricità  con piccoli gruppi, gruppi classe o con il singolo bambino.

Le sedute avvengono in un ambiente ben definito, con spazi e tempi pensati a seconda di ogni situazione.

La sala di psicomotricità, infatti, è uno spazio piacevole e accogliente, dove tempi, spazi e materiali sono pensati per accogliere, favorire e accompagnare lo sviluppo di ogni bambino e l’espressione di sé stesso.

La seduta ha sempre inizio con un breve rituale iniziale dove lo psicomotricista spiega ai bambini le fondamentali regole di “non farsi male, non fare male ad altri e di rispettare ed avere cura dei materiali”; infine descrive loro gli spazi allestiti e dà inizio alla seduta, invitando i bambini a disporsi su una linea parallela.

Al via dello psicomotricista i bambini, con una rincorsa, potranno correre a distruggere un muro di morbidi cubi colorati, che nascondono dietro un prezioso spazio morbido di materassi e cuscini.

La distruzione del muro, per il bambino rappresenta un’esplosione emotiva, un momento di liberazione per poi concedersi all’azione, alla relazione e al gioco.

Il bambino deve poter buttar fuori, per poi riempirsi di nuove esperienze, competenze ed emozioni.

L’area morbida, invece, rappresenta lo spazio di rassicurazione e contenimento, trasmette al bambino il piacere del contatto con il suo corpo e, durante la seduta, diviene lo spazio in cui può sprofondare, dove può scegliere di nascondersi per  poi trovare sé stesso; ciò è fondamentale perché il bambino, nei suoi primi anni di vita, ricerca il piacere del muoversi e prova piacere nel movimento. Questo spazio rappresenta la sua carica di piacere.

Nella sala di psicomotricità, contemporaneamente o a fasi successive, saranno proposti al bambino altri due fondamentali spazi.

Uno è il luogo dedicato al piacere senso-motorio, dove lo psicomotricista allestisce strutture per permettere al bambino di sperimentare il controllo del corpo, attraverso arrampicate o percorsi, e gli fanno vivere l’emozione del rilascio, con salti nel vuoto o scivolate.

Questo è lo spazio dove il bambino vive l’unione tra l’emozione e il piacere corporeo,  dove costruisce e apprende il proprio corpo attraverso l’azione motoria e l’emozione.

Un’altro spazio è quello simbolico che, invece, rappresenta lo spazio dove il bambino racconta ed esprime la propria storia, le proprie emozioni i propri piaceri e dispiaceri, attraverso il gioco del “far finta”.

 

Lo psicomotricista, per favorire l’espressione del bambino, metterà a sua disposizione materiali come teli, corde cuscini, per permettere la messa in scena  di luoghi e personaggi fantastici che esprimano il personale vissuto del bambino.

Ultima, ma non meno importante è la fase finale della seduta.

Il bambino in questo spazio torna attivo, non nel movimento, ma nella mente, sostenendo lo sviluppo del proprio pensiero.

Lo psicomotricista, in questa fase, offrirà al bambino la possibilità di rappresentare le sue emozioni provate nel movimento, attraverso il disegno, la manipolazione di materiali o attraverso la creazione di storie con immagini.

Per concludere la seduta lo psicomotricista saluterà il bambino, sottolineando le emozioni positive vissute insieme e ricordandogli quando si terrà il loro prossimo incontro.

La relazione sicura e di fiducia che si instaura tra lo psicomotricista e il bambino è indispensabile per favorire l’espressione psicomotoria dello stesso durante la seduta, mentre il setting della sala di psicomotricità permette allo psicomotricista di accoglierne la sua personale storia.

I progetti educativi di psicomotricità possono essere attivati presso scuole dell’infanzia, asili nido o scuole primarie, dove lo psicomotricista può creare ambienti ad hoc per il movimento libero, l’espressione corporea e la rappresentazione.

Inoltre, la psicomotricità permette di offrire momenti di formazione e riflessione a genitori, educatori e professionisti che si prendono cura dei bambini.

Sono psicomotricista e per me il movimento rappresenta la prima forma di espressione e di linguaggio di ogni individuo.

La psicomotricità rappresenta un momento di piacere e occasione di scoperta e di crescita per ogni bambino, ancor di più in questo periodo storico dove esistono sempre meno possibilità per loro  di muoversi secondo i propri tempi, in spazi sicuri, seguendo la loro personale iniziativa.

 

Alice Gregori

 

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