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Parlare al pancione

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Ninnananne e filastrocche nutrimento per il primo legame d’amore.
Il periodo della gravidanza è un periodo speciale. Speciale per la donna, che da figlia diventa madre e speciale per il suo piccolo, che stretto nel calore del grembo materno si appresta ad affacciarsi alla vita. In questo periodo speciale, grande importanza la giocano le emozioni. La mamma immagina il suo bambino ed inizia un primissimo dialogo d’amore con lui.

Queste sono le basi per la costruzione dell’intenso legame che unisce le madri ai loro cuccioli. Questo primissimo dialogo coinvolge la voce delle mamme. La voce materna è la primissima voce che il piccolo è capace di sentire. Una voce rassicurante, calda, intima, una voce che da certezze al bambino perché non lo abbandona mai. Proprio come il battito del suo cuore, la voce della mamma diventa la compagna che accompagna la sua crescita. Alcuni studi hanno dimostrato che il bambino, già nella pancia, riesce a distinguere quando la mamma gli parla. Sì, quando si rivolge proprio a lui. Il piccino sa riconoscere quando quella voce, con le parole, lo culla, lo abbraccia e lo fa sentire amato, ancora prima di nascere.

Le conoscenze sullo sviluppo intrauterino dimostrano che lo sviluppo dell’udito è uno dei sensi che si sviluppa molto precocemente. La coclea, che è una spirale ossea a forma di chiocciolina che troviamo nell’orecchio interno e che trasmette gli stimoli acustici al cervello, si forma già all’ 8va settimana. Gli studi sullo sviluppo ci dicono che il bimbo nel pancione ci può già sentire al 4° mese di gestazione. Tra le 24 e le 28 settimane di gestazione lo sviluppo dell’udito è completo, il bambino distingue i suoni e riconosce gli stimoli che vengono proposti abitualmente.

Gli elementi base del linguaggio vengono appresi prima della nascita, tramite ciò che il bimbo sente nel pancione. In quest’ottica risulta evidente come la voce della mamma sia di fondamentale importanza per lo sviluppo del piccino, come dicevamo per quello affettivo, ma anche per quello cognitivo.

Alcuni studi rivelano come i bambini appena nati rispondano maggiormente e porgano più attenzione alla voce della mamma rispetto a qualsiasi altra voce. Se esposti alla lingua materna si concentrano di più, rispetto a frasi ed espressioni pronunciate in lingue straniere.

Quindi, il bambino nella pancia distingue e ricorda la voce della sua mamma, sia nella pancia che appena nato. Si è visto come i bimbi appena nati e posti tra le braccia materne piangano molto meno. La voce rappresenta un caldo abbraccio e un primo porto sicuro che il piccolo ritrova in un ambiente nuovo e sconosciuto quale è il mondo fuori dalla pancia.

Come dicevamo, la voce è un prezioso strumento di relazione e di amore; parlando con il suo bambino, leggendo e cantando per lui, la mamma crea il loro legame. Un legame che va avanti per tutta la vita. Raccontare filastrocche e cantare ninnananne, soprattutto nell’ultimo trimestre di gravidanza, consente la bambino di riconoscerle appena nato. Risentire le filastrocche e le ninnananne già conosciute, aiuta il piccino a sentirsi al sicuro anche dopo la nascita. Lo aiuta a ritrovare traccia di quell’ambiente caldo e rassicurante che aveva nel grembo materno.

Ninna Nanna bresciana:

Din dòn

Din dòn bililòn
töte le èce deré del dòm
giönô la fìlô l’ótrô la cus
l’ótrô la spètô ‘l sò murùs
(oppure)
l’ótrô la fa ‘l capèl de fiur
de purtàgô al sò murùs
(continua)
el sò murùs
l’è ‘ndàt en piàsô
a vedere ch’i che pàsô
gh’è pasàt en umasì
co le gàmbe de stupì
ce la pìpô shótô ‘l nas
la pulèntô la ga piàs
la ga piàs co le patàte…
cic e ciàc sö le cülàte.

Filastrocca bresciana:

Ücì bèl

Ücì bèl
shò fredèl
uricìnô bèlô
shò shurèlô
buchìnô de fra
campanilì de shunà
Una volta nato, mentre si racconta la filastrocca al bambino, si toccano delicatamente gli occhi, l’orecchio e la bocca. Si tocca in maniera un po’ più decisa il nasino (campanilì de shunà).

Dr.ssa Sara Zon
Psicologa – Area Infanzia ed Adolescenza
Riceve su appuntamento
Brescia e Clusane di Iseo
sara.zon@libero.it
320/0851376

 

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