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Il concetto di “normalità” nell’ambito dell’allattamento al seno

Il concetto di “normalità” nell’ambito dell’allattamento al seno

Il mio allattamento al seno è adeguato? Mio figlio assume una quantità sufficiente di latte? Con quale frequenza devo nutrire il mio bambino? Come mai le poppate del figlio dei miei amici sono meno frequenti? Queste sono le classiche domande che assillano puntualmente le madri a un certo punto dell’allattamento al seno. Oggi, grazie ai nuovi studi1,2 di Jacqueline Kent, nota ricercatrice nel campo dell’allattamento, il concetto di “normalità” in quest’ambito è stato ridefinito, offrendo finalmente la risposta alle domande più frequenti.

Le ultime ricerche condotte dalla dottoressa Kent, presentate per la prima volta al 9° Convegno internazionale sulla lattazione e sull’allattamento al seno organizzato da Medela, sfatano l’esistenza di norme o modelli specifici di allattamento al seno da adottare con i neonati e tanto meno di regole stabilite per la definizione di un allattamento appropriato. Secondo questa nuova ricerca, ogni relazione madre-figlio instaurata tramite l’allattamento al seno è unica nel suo genere e si modifica nel tempo per adattarsi alle esigenze. Le differenze potrebbero sembrare abissali, ma sono frutto di un percorso naturale e non necessariamente indice di una produzione insufficiente di latte o di altre problematiche.

Le conclusioni a cui è giunta la dottoressa Kent sono destinate a modificare significativamente il modo in cui gli operatori sanitari assistono le madri, offrendo alle famiglie una nuova accezione di allattamento al seno. In particolare i risultati dimostrano che:

  • ·         i neonati allattati al seno riescono a gestire l’assunzione di latte in base al proprio appetito e tasso di crescita; assumono esattamente ciò di cui hanno bisogno;
  • ·         dall’osservazione dei neonati allattati esclusivamente al seno emergono svariati modelli di lattazione.

Sebbene tra il primo e il sesto mese le poppate dei neonati allattati al seno siano più distanziate, più rapide e più lunghe, l’assunzione totale di latte al giorno resta costante. Le scoperte della dottoressa Kent hanno evidenziato che le dinamiche dell’allattamento al seno cambiano frequentemente durante il percorso individuale di un bambino, talvolta anche da un mese all’altro, e sono quindi specifiche per ogni neonato. Non esiste una media standard e i modelli di allattamento al seno sono molto vari. L’assunzione di latte di un neonato sano e allattato esclusivamente al seno varia notevolmente in termini di frequenza e di volume tra il primo e il sesto mese, come segue:

  • ·         4-13 corrisponde al numero di sessioni quotidiane di allattamento al seno;
  • ·         12-67 corrisponde alla durata in minuti di una sessione di allattamento al seno;
  • ·         54-234 ml corrisponde al volume di latte consumato in una sessione di allattamento al seno;
  • ·         478-1356 ml corrisponde al volume di latte consumato in un periodo di 24 ore.

Secondo le curve di crescita determinate dall’OMS, tutti i neonati monitorati nell’ambito di questa ricerca hanno mostrato valori di crescita nella norma. Il numero di sessioni giornaliere di allattamento al seno varia notevolmente in corrispondenza di ogni età specifica, ma in media diminuisce tra il primo e il sesto mese per poi stabilizzarsi. Gli stessi fenomeni si riscontrano nella durata delle sessioni di allattamento al seno alle diverse età, ma in media anche la durata diminuisce tra il primo e il sesto mese.

La mancanza di latte viene spesso citata come uno dei motivi per i quali le madri rinunciano ad allattare al seno; l’idea che il figlio non assuma latte rappresenta ovviamente una preoccupazione. Alcune madri potrebbero attribuire una maggiore frequenza o durata delle poppate a un’assunzione insufficiente di latte da parte del bambino, ma la dottoressa Kent ha dimostrato che ciò non è necessariamente vero.

Queste informazioni forniranno le prove indispensabili per consolidare la fiducia degli operatori sanitari in diverse situazioni di alimentazione e quella delle madri nel proprio ruolo. La comunità di persone che optano per l’allattamento al seno trarrà da questo studio la consapevolezza che, a fronte di differenze tra lattanti, le fluttuazioni di comportamento in questo ambito sono assolutamente normali. Non sono cioè sintomo di una produzione inadeguata di latte. La mancanza di latte viene spesso citata come uno dei motivi per i quali le madri rinunciano ad allattare al seno; l’idea che il figlio non assuma latte rappresenta ovviamente una preoccupazione. Alcune madri potrebbero attribuire una maggiore frequenza o durata delle poppate a un’assunzione insufficiente di latte da parte del bambino, ma la dottoressa Kent ha dimostrato che ciò non è necessariamente vero.

Utilizzare il nuovo lavoro di Jacqueline Kent per formare le madri e gli operatori sanitari sul percorso di allattamento al seno e sulle dinamiche previste al suo interno può contribuire a sfatare diversi miti, rendendo questa ricerca letteralmente rivoluzionaria nel campo.

 

Riferimenti:

1.     Kent,J.C. et al. Volume and frequency of breastfeeds and fat content of breastmilk throughout the day. Pediatrics 117, e387-e395 (2006).

2.     Kent,J.C. et al. Longitudinal changes in breastfeeding patterns from 1 to 6 months of lactation. Breastfeeding Medicine 8, 401-407 (2013).

 

 

 
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