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Il complesso di Edipo

A tutti noi capita spesso di sentire nominare il “complesso edipico” in televisione, leggendo libri, giornali, parlando con altre mamme o insegnanti. Ma sappiamo realmente di cosa si tratta? Ora, ripercorrendo il mito stesso di Edipo e la trattazione di Freud la nostra esperta, al dott.ssa Tania Vetere, ce ne darà una spiegazione.

IL COMPLESSO EDIPICO

IL MITO DI EDIPO (Secondo un racconto di Sofocle)

“A Laio e Giocasta, sovrani di Tebe, fu predetto dall’oracolo che loro figlio avrebbe ucciso il padre e sposato la madre. Intimoriti da questa previsione, affidarono il neonato ad un pastore che avrebbe dovuto abbandonarlo ma questi, intenerito dall’innocenza della piccola creatura, lo portò a Corinto, dove fu adottato da Polibo, re della città, il quale pur essendo sposato non era ancora riuscito ad avere figli. Un giorno accadde che Edipo, cresciuto e istruito a corte come un vero e proprio principe, si sentì accusare di essere un bastardo, ed egli, preoccupato e incuriosito, andò a chiedere spiegazioni all’oracolo di Delfi che gli comunica la profezia secondo cui, un giorno, si macchierà dell’omicidio di suo padre e sposerà sua madre. Edipo, convinto di essere figlio dei sovrani di Corinto, per evitare che la predizione potesse compiersi, scappa verso Tebe. Lungo la strada ha una disputa con un nobile locale, che si rivelerà poi essere Laio, re di Tebe e padre naturale di Edipo, che si conclude con la morte di quest’ultimo per mano del figlio. Arrivato a Tebe, suo paese nativo, la trova infestata dalla Sfinge, un mostro che, insediatosi nel centro della città, poneva domande a tutti coloro che gli passavano dinanzi, uccidendo chiunque non avesse saputo rispondere. Edipo riesce a rispondere esattamente all’enigma sottopostogli dal mostro (*L’enigma della Sfinge*), che di conseguenza, sconfitto, si uccide. Per aver liberato la città dal mostro, viene nominato principe e sposa Giocasta, inconsapevole del fatto che fosse la sua madre naturale, e ne ha quattro figli. All’arrivo di una pestilenza, Creonte, il fratello di Giocasta, si reca dall’oracolo per conoscere i motivi dell’epidemia, e questo gli rivela che la causa è la presenza di un patricida in Tebe; tornato in città informa la sorella ed Edipo, e quest’ultimo s’incarica di provvedere. Si rivolge a Tiresia, una veggente che prova in tutti i modi a dissuadere il re di Tebe dal voler conoscere la verità, ma poi gli rivela che il colpevole in realtà e lui stesso. Dopo aver messo a confronto varie testimonianze, conscio delle proprie colpe, Edipo si accieca, mentre la madre si toglie la vita.”

Il complesso di Edipo è un concetto originariamente sviluppato nell’ambito della teoria psicoanalitica di Sigmund Freud per spiegare la maturazione del bambino che conduce verso l’identificazione col genitore del proprio sesso passando attraverso il desiderio nei confronti del genitore del sesso opposto. Questa tappa si struttura come una delle fasi essenziali nella formazione della personalità e dell’orientamento del desiderio, ed è un vero e proprio organizzatore della vita affettiva presente e, soprattutto, futura. Ma non solo, esso conduce anche alla formazione del Super-Io, definito da Freud come la nostra “coscienza morale”, etica.

Questo fenomeno si basa sul mito greco di Edipo (riportato brevemente nel paragrafo precedente), il quale, a sua insaputa, uccise suo padre Laio e, altrettanto inconsapevolmente, sposò sua madre Giocasta. Nella concezione classica freudiana, infatti, il complesso edipico indica un insieme di desideri sessuali ambivalenti che il bambino prova nei confronti delle figure genitoriali: desiderio di morte e sostituzione nei confronti del genitore dello stesso sesso e desiderio di possesso esclusivo nei confronti del genitore di sesso opposto.

Relativamente alle fasi dello sviluppo psicosessuale (teoria freudiana), esso insorge durante la fase fallica, cioè dai 3 anni fino ai 5 anni circa.

La risoluzione (superamento) del complesso apre la via alle identificazioni, in particolare con il genitore dello stesso sesso, attraverso la rinuncia al soddisfacimento sessuale con il genitore di sesso opposto (divieto dell’incesto).

Il bambino, attraverso l’ammirazione e la gelosia per il genitore dello stesso sesso e per evitare il conflitto con lui e piacere alla madre, si identifica con il padre, mentre la bambina, per evitare il conflitto con la madre e piacere al padre, si identifica con la madre (definito da Freud “Complesso di Elettra”, versione femminile del complesso edipico). Attraverso questa dinamica di colpa, timore e identificazione, il bambino acquisisce la consapevolezza dell’appartenenza al genere sessuale, consolida cioè la sua “identità di genere”.

In conclusione: non spaventiamoci se capita che nostro/a figlio/a ci allontani per starsene solo/a soletto/a con l’altro genitore. Ora sappiamo che si sta realizzando un’importantissima tappa dello sviluppo personale del nostro bambino, limitiamoci ad accettarlo, aiutando quest’ultimo a viverlo nel migliore dei modi.

Dott.ssa Tania Vetere – Psicologa

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