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I disobbedienti

Vi sottopongo questa piccola ricerca,condotta da Sonia Cecchin che parla e spiega la disobbedienza in modo semplice (Marco V. Masoni  www.formazione-studio.it )

Buona riflessione!

“IL DISTURBO OPPOSITIVO PROVOCATORIO”

 

Secondo il  DSM V(Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders),i criteri del disturbo oppositivo provocatorio sono stati riorganizzati in tre distinte categorie:

  • umore rabbioso/irritabile,
  • comportamento ostinato/oppositivo
  • comportamento vendicativo

Bene… Non posso fare a meno di chiedermi se, nella mia  carriera di insegnante, io abbia incontrato questi ragazzi, se sono gli stessi che noi da sempre abbiamo definito come  monelli, teste dure, ostinati, polemici, provocatori, disobbedienti, ecc. ecc.

Ben inteso non voglio semplificare o sminuire quella che, in un testo autorevole e accredidato, viene definita una  patologia che richiede cure specifiche psicoterapiche e anche farmacologiche nei casi più gravi. Ho personalmente sperimentato  che alcuni ragazzi che ho conosciuto, (sembra che l’incidenza dei casi si registri più nel sesso maschile)  ridimensionino il loro” disturbo” nel momento in cui si introduce un cambiamento nel modo di gestire la relazione educativa. Probabilmente ciò è stato possibile perché ho avuto a che fare con casi non troppo “gravi”. La soluzione da mettere in atto sembrerebbe semplice, ma nella pratica non lo è, richiede allenamento e non solo. Io mi sono allenata molto fin da quando, a 19 anni, ho iniziato ad insegnare in una scuola elementare del quartiere Comasina di Milano. A quei tempi tornavo a casa spesso in preda allo sconforto. Mi avevano assegnato una supplenza annuale in una  quarta elementare; sulla porta della classe c’era scritto in una grafia stentata:” Noi siamo la classe che manda via tutte le supplenti”! Era vero, ci erano riusciti, io ero la terza nel giro di 10 giorni. Ci misi circa un mese a stabilire quello che oggi viene chiamato “setting d’aula”!!! Ricordo il momento: fu quando il leader indiscusso della classe (un ripetente di 12 anni) disse:”Silenzio!Parla la Sonia!” Non avevo allora alcuna esperienza né alcuna “teoria di riferimento”, mi supportava solo un diploma di Istituto Magistrale una grande motivazione a fare questo mestiere. Oggi insegno in un Liceo, non so se alcuni ragazzi/ ragazze con cui ho avuto e ho a che fare si possono definire affetti da un lieve o significativo disturbo oppositivo provocatorio che si manifesta nelle sue diverse declinazioni, so però che è possibile “guarire”o per lo meno i “sintomi”, in ambito scolastico, possono essere fortemente attenuati. I diversi contesti di relazione  possono farli insorgere, contenere o , in alcuni casi, li possono far scomparire.

Non credo di aver titolo per  indicare “la terapia…”. Dai commenti dei ragazzi è facilmente intuibile cosa occorre fare… Beh certo io un’idea un po’ me la sono fatta in quasi 30 anni di insegnamento!!!

Però visto che quando non si è sicuri di una cosa su qualcuno/qualcosa è sempre meglio chiedere, ho intervistato circa 80  ragazzi e ragazze sul tema della disobbedienza/obbedienza.

Ho registrato le risposte e le affermazioni più ricorrenti condivise dal mio campione.

Il tema del rispetto, della dignità, dell’attribuzione di senso, di significato, della modalità/stile di relazione e di leadership sembrano essere le variabili più significative.

Niente di particolarmente nuovo. Per me la conferma della validità e dell’efficacia di un approccio che pratico quotidianamente, che ho imparato ad applicare e ad affinare non senza qualche difficoltà e qualche insuccesso!

Ecco cosa ne pensano gli studenti.

 Io obbedisco più facilmente se..

  • Me lo chiedono in modo gentile ed educato.
  • Non mi fanno sentire uno stupido.
  • Se chi me lo ordina è una persona di cui ho stima e rispetto, se è così faccio anche cose che non mi piacciono.
  • Se quello che mi ordinano lo capisco.
  • Se ha un senso per me.
  • Se a chi ordina gli ho visto fare quella cosa. Se mi dà l’esempio.
  • Se ho scelto di obbedirgli.
  • Se non usano il tono dell’ordine e non gridano.
  • Se non mi fanno sentire un bambinetto.
  • Se mio padre mi guarda in un determinato modo…quando è così è meglio che obbedisca!
  • Se vado “giù” ( in vacanza al Sud) ho notato che si obbedisce di più. Lì non si discute, si obbedisce e basta.

Le persone che chiedono obbedienza devono essere: 

  • democratiche,carismatiche ,empatiche
  • Se sono prof. devono anche trasmettere passione e competenza.
  • Per esempio noi a lei obbediamo perché…Perché non so è diversa dagli altri, ha uno stile…strano e poi ci ascolta. A volte sembra che lei entri nelle nostre teste, sa già quello che pensiamo. Non so lei.. Lei va un po’ contromano!!!

Ho disobbedito quella volta che…

  • Ho sentito che voleva proprio impormelo!
  • Ho sentito come un malessere era proprio ingiusto.
  • Non teneva conto del mio bisogno, c’era solo il suo…
  • C’erano troppe regole da rispettare.
  • Mi stava proprio antipatico, soprattutto il suo tono.
  • Non capivo il perché, mi sembrava così assurdo, insensato.
  • Una sera mio papà mi ha detto di caricare la lavastoviglie perché mia madre era stanca. Se fosse stato per mia madre l’avrei anche fatto. Siccome me lo ha detto mio padre che stava “spaparazzato” sul divano, ho detto di no. Quando vedrò anche lui caricare la lavastoviglie lo farò…
  • Avevo bisogno di andare in bagno e siccome con la Prof. X non dobbiamo chiedere il permesso perché interrompiamo la lezione, ho fatto così anche con la Prof. Y. Lei si è arrabbiata e ha detto che io sono tenuto a chiederle il permesso. Gli ho risposto che mi pareva assurdo chiedere il permesso per andare in bagno se uno ne ha bisogno. La prof. mi ha messo una nota!
  • Io obbedisco al mio allenatore perché c’è una ragione. Lui mi deve preparare ed è più competente di me.
  • Se dovessi per assurdo arruolarmi in un esercito certo che obbedirei, sta nei patti.
  • Io obbedisco e ascolto le persone che per me sono dei modelli di riferimento.
  • Non volevo andare al primo banco come mi aveva detto il Prof., mi sono sentito giudicato come uno che è disattento, ma non era vero! Così gli ho detto quello che pensavo, che mi sembrava una richiesta assurda e inutile. Mi ha detto di non fare lo strafottente, anch’io gli ho detto di non farlo con me. Poi sono andato al primo banco e mi sono pure preso una nota perché ero stato offensivo e maleducato. Ma se me lo avesse chiesto in modo diverso io non avrei fatto così, mi sono innervosito.
  • Quando continuano a dirmi cosa devo fare, va a finire che non faccio niente.
  • Una volta mia madre mi ha detto di mettere a posto la stanza e io,  visto che era davvero incasinata, mi sono messa a farlo. Mentre lo facevo è entrata e ha detto:” Non studi?” Ho smesso di riordinare e non ho nemmeno studiato!

Sonia Cecchin

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