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Disgrafia e difficoltà di scrittura: non abbandonare, ma prevenire e recuperare

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Interessante approfondimento e studio della nostra esperta, la dott.ssa Dialisa Salamone, sulle possibilità di recupero e d’intervento sulla disgrafia e disturbi grafo-motori.

 

DISGRAFIA E DIFFICOLTÀ DI SCRITTURA: NON ABBANDONARE, MA PREVENIRE E RECUPERARE

L’apprendimento della scrittura manuale oggi, nonostante se ne inizi a parlare, è ancora molto sottovalutato e non c’è sufficiente formazione rispetto alla sua importanza per lo sviluppo del bambino, anche a livello neuronale.

Dal 2003, anno in cui sono diventata grafologa rieducatrice della scrittura, lo scenario è radicalmente cambiato ma la sensibilità su questo argomento è ancora “latente”. Si assiste ad un crescente interesse da parte di alcuni insegnanti, mentre diverso è l’atteggiamento di certi medici i quali, poichè in effetti durante l’età evolutiva vengono trattati casi con problematiche anche molto complesse, parlano della disgrafia come di “acqua fresca”. Generalmente le frasi riduttive più comuni sono: “Esistono problemi ben più gravi!”, “Eh va beh scrive male… non ci si può fare niente, scriverà in stampato, userà il computer!”, “Lasciatelo tranquillo tanto non si può lavorare su questo disturbo”. Sicuramente, dal mio punto di vista, il primato della sensibilità va ancora tutto ai genitori, centrati sul benessere dei propri figli.

Entrando nello specifico dell’istituzione scolastica va detto che l’attenzione sui Disturbi dell’Apprendimento è sicuramente molto aumentata ma, di fatto, non è semplice riconoscere la disgrafia o il “rischio disgrafia” in quanto occorre una preparazione specifica. Gli insegnanti che scelgono autonomamente di fare formazione spesso ottengono poche nozioni sulla patologia della scrittura, la quale viene argomentata in modo marginale rispetto agli altri DSA (in particolare dislessia e disortografia, molto più evidenti). Attualmente quindi se al bambino viene individuata una possibile disgrafia, la scuola sovente preferisce aspettare la certificazione medica per attuare i provvedimenti previsti, che non intervengono direttamente sul problema, ma attraverso i quali l’alunno viene semplicemente esonerato il più possibile dallo scrivere. Le Asl oltre a fornire l’eventuale certificazione non prevedono alcun trattamento per questo disturbo.

A livello neuropsichiatrico la conclamata origine neurobiologica riconosciuta ai DSA forse meriterebbe di essere approfondita relativamente alla disgrafia. L’aspetto motorio e le variabili ambientali che possono intervenire su questo disturbo la differenziano dagli altri DSA. Bisognerebbe quindi verificare su quali basi poggiano per esempio le teorie per cui si pensa che anche la disgrafia sia “congenita” (come invece è confermato per la dislessia). Allo stesso modo sarebbe opportuno che i sostenitori argomentassero quale fondamento avrebbero le ipotesi per cui si afferma che non sia possibile migliorare la scrittura con un trattamento individuale mirato e specifico, o che questo non permanga a lungo termine. I detrattori di tale teoria, a me noti, sono principalmente i genitori di alunni -con difficoltà grafo-motoria o con disgrafia certificata- migliorati attraverso il percorso di recupero programmato dalla grafologia applicata alla rieducazione della scrittura.

In Italia l’attenzione scientifica sull’argomento è ancora troppo recente e la maggior parte degli studi al riguardo è tuttora in corso. In ambito grafologico si studia la scrittura dal 1900 circa, mentre le patologie della stessa vengono approfondite dal 1950 circa. Possiamo quindi chiamarla anche “il minore dei mali”, ma una difficoltà grafo-motoria col tempo spesso si trasforma in disgrafia, compromettendo così la comunicazione scritta con ogni sua valenza espressiva. Non secondario è l’effetto negativo sull’autostima del bambino e quindi sulla sua crescita personale; non si esclude la possibilità che una difficoltà esecutiva della scrittura diminuisca l’attenzione ai contenuti didattici, con la concreta possibilità che ciò possa pregiudicare la motivazione allo studio. Attualmente si stanno accertando le conseguenze negative nell’evoluzione della personalità di quei DSA non riconosciuti e non trattati adeguatamente, i quali sembra che in età adulta abbiano una maggiore possibilità, rispetto alla norma, di maturare per esempio la depressione.

La scrittura unisce mente e corpo, costringe a stare fermi e concentrati, costringe a piccoli gesti precisi, ad organizzare lo spazio e il tempo: è tutt’altro che un compito di semplice apprendimento.

E’ importante restituire al bambino, nella delicata fase evolutiva, la capacità di scrivere in maniera fluente non esponendolo a confronti negativi coi quaderni ben scritti dei compagni, ed evitando di fraintendere una frettolosità dovuta alla difficoltà con una mancanza di volontà.

Copiare pagine e pagine di letterine o svolgere sistematicamente schede di pre-grafismo, in alcuni casi, è un carico di lavoro supplementare che stanca senza produrre i frutti sperati. Il percorso programmato dalla grafologia, applicata alla rieducazione della scrittura, è invece studiato ad hoc sulle peculiarità di ogni bambino e segue i principi di gradualità nel rispetto dell’unicità della persona, con l’obiettivo di restituire le funzionalità del gesto grafico.

In conclusione ritengo che i provvedimenti presi a scuola in caso di disgrafia certificata, attraverso gli strumenti dispensativi e compensativi previsti, portino solo ad ignorare il problema senza dare risposte strutturate e strutturali alla cura di questo prezioso apprendimento che ogni alunno avrebbe il diritto di acquisire. Esonerare dallo scrivere, di questo si tratta, è molto diverso dal prevenire e anche dal lavorare su un possibile miglioramento della situazione.

Dott.ssa Dialisa Salamone

346/3238571

www.disgrafia-verona.it

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