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    La cameretta serena

    La cameretta serena

    La cameretta serena

    www.polisart-store.it

    (sponsorizzata)

    La cameretta per i bambini non è solo un posto per dormire ma è il luogo dove i piccoli trascorrono gran parte della loro giornata e quindi va allestita con particolare cura ed attenzione.
    Oltre agli importanti aspetti concreti della cameretta come possono essere gli arredi e la sicurezza di tutto ciò che è presente non bisogna sottovalutare l’aspetto psicologico.

    cameretta1

    Ecco alcuni consigli per quanto riguarda colori e decorazioni:

    - per la tinta delle pareti è preferibile scegliere delle tonalità pastello perchè sono più riposanti rispetto a quelle “cariche”. Inoltre danno la sensazione che la stanza sia più grande e più ariosa.

    Stickers adesivi per pareti

    una stanza dalle pareti bianche lascia più libertà d’azione a chi si vuole sbizzarire con le decorazioni. E’ come se fosse un grande foglio intonso pronto per essere disegnato. Chi ha doti artistiche e tempo a disposizione può occuparsi personalmente delle decorazioni, in caso contrario si possono acquistare allegri e colorati soggetti studiati per questo scopo.

    Vi sono sia quelli adesivi da incollare che quelli da appendere.

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    Pannelli sagomati per pareti

    per quanto riguarda i soggetti se i bambini sono grandicelli saranno loro a decidere quali preferiscono in base ai gusti personali ed alle mode del momento. Per i bambini più piccoli, invece, sono da preferire soggetti classici e vivaci. Particolarmente adatti sono gli animali, gli alberi, i fiori, il sole, le nuvolette, le farfalle e così via.

    cameretta3

    Finta porta adesiva per pareti

    Ricordiamoci sempre che per i bambini la cameretta è un piccolo-grande universo e deve essere un luogo sereno ed allegro.

    cameretta4

     

    Sul sito www.polisart-store.it troverai un vasto assortimento di decorazioni per tutti i gusti e tutte le tasche.

    Per gli amici di “Bresciabimbi” è prevista, in omaggio, la lavagnetta 1000usi.

    A fronte di un ordine di almeno 40 euro riceverai in omaggio la lavagnetta 1000usi (Art. 1307057).

    Basterà scrivere “bresciabimbi” nello spazio “eventuali note” che troverai in fase d’ordine on-line e la riceverai insieme alle tue decorazioni.

    Puoi vedere la lavagnetta al seguente link: http://www.polisart-store.it/catalogo_prodotti/lavagnetta_1000usi.html

    Per le decorazioni delle camerette dei tuoi bambini visita il sito www.polisart-store.it

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    Tabelle: stampelle?

    Tabelle: stampelle?

    Vi ripropongo questo interessante articolo proposto da Centro Formazione e studio (www.formazione-studio.it)

     

    DSA e tabelle stampelle di Anna Antonucci

    Tabelle: stampelle?

    Esami integrativi a settembre: dal fondo dell’aula, in modo molto naturale un ragazzino alza la mano: “Prof, mi scusi, siccome sono un DSA, ho preparato delle tabelle: le posso usare?”

    Ecco diciamocelo chiaramente: una richiesta di questo tipo, soprattutto quando queste cosiddette tabelle altro non sono che gli schemi di tutti (pochi) contenuti grammaticali da conoscere  (per intenderci quelli che un tempo si chiamavano gli specchietti di regole grammaticali, coniugazioni di verbi, ecc) non lascia indifferente il docente. Non che si richieda, come usava un tempo, l’enunciazione della regola. Ma la conoscenza sì, cioè il sapere che cosa è contenuto in quella regola. E chiaramente il saperla declinare, adattandola al contesto.

    Trattengo la mia contrarietà e chiedo avvicinandomi al ragazzino:”Posso vederle?”

    Ne ho la conferma: dei bellissimi specchietti/tabelle preparate da qualcun altro, la grafia di un adulto è evidente.

    Non faccio polemiche, non è il momento e ne concedo l’uso.

    Correggo l’elaborato. Non è sufficiente ma ho l’esperienza per capire che quel ragazzino si è preparato per quella prova, non facile visto che avrebbe dovuto recuperare due anni della materia.

    Una bella sfida… Anche per me: accetto la sfida!

    Comincia così l’avventura di Nando in terza, quest’anno scolastico.

    Inizi difficili: Nando si rende conto di non avere le competenze dei compagni e frequentemente si defila: manca alle lezioni,entra in ritardo, si distrae, sta perennemente girato verso i compagni della fila dietro, e mi chiedo se faccia così perché è a disagio o perché, come dicono gli esperti “i DSA sono anche spesso degli iperattivi”.

    Il primo test è un disastro, ma lo avevo messo in conto.

    Colgo l’occasione e gli parlo, fuori dalla classe, ovviamente.

    “Senti Nando, vedi questo compito non è andato bene, ma poiché sono contenuti teorici, possiamo recuperare con una interrogazione orale. Lo stesso vale anche per i tuoi compagni.

    - Ok prof, all’orale vado meglio, almeno penso..

    - Senti a proposito: ti ricordi che durante la prova di settembre ti eri portato delle tabelle?

    - Sì, prof � mi fa con sguardo interrogativo ma sa già dove vado a parare.

    - Allora guarda, io preferirei fare in altro modo. E’ una cosa che permetto a tutti i tuoi compagni: quando hanno bisogno di focalizzare la regola, siccome spesso la memoria visiva aiuta, possono riprodurre sul foglio del compito la tabella…

    - Cioè prof, devo scriverla lì?

    - Sì. Io poi la controllo, se c’è qualche imprecisione la correggiamo. E la…. visto con la mia firma.

    - D’accordo, prof.

     

    Secondo compito in classe. Argomento grammaticale: bisogna conoscere forme verbali e strutture perifrastiche.

    Nando arriva in ritardo…. Comunque c’è e sono contenta: è già un successo.

    Si mette all’opera; e non ha tabelle.

    Mi avvicino:

    “Nando, senti ti ricordi quello che ti ho detto per via delle tabelle?

    “Sì,sì prof”

    “Pensi di averne bisogno?”

    “Mah, forse…”

    “Allora falla qui sotto nel foglio la tua tabella. Tu hai memoria visiva e sono certa che te la ricordi”

    Non esita. Lo vedo scrivere i “titoli”, la struttura della forma perifrastica e tutte le voci verbali: una bella tabella, fatta da lui, in cui riesce anche a correggere l’errore (“ah, sì, è vero, è un plurale!”)

    “Bravo!” gli dico dandogli una piccola pacca sulle spalle.

    “Come è andata, prof?”

    Il suo è l’ultimo compito del pacco che consegno, girando fra i banchi.

    “Secondo te? gli faccio con tono neutro.

    Lo vedo sbiancare “Un…… due??”

    “Più cinque!! � gli dico mostrandogli il voto � Sette: bravo!”

    “La prof fa sempre così � gli dice la compagna di banco, felice del suo successo, anche lei studentessa speciale  per me, ma non per quello che le carte scrivono, bensì per i risultati che raggiunge, SOPRATTUTTO NELLO SCRITTO !!!!
    Qualche giorno dopo…

    “Prof, c’è una mamma che la sta aspettando da un po’ per il ricevimento” mi dice la bidella.

    Strano, non ho preso appuntamenti e sono un po’ contrariata perché non mi piace far aspettare le persone

    “Mi scusi, so che non avevo appuntamento, ma sono venuta ugualmente…”

    Si presenta, è la mamma di Nando: lo avevo immaginato.

    Gli racconto di Nando, anche dell’ultimo successo. Lei si sorprende: “Ma guardi, io passo dei pomeriggi interi con lui a preparare queste tabelle perché senza non si ricorda nulla…”

    Le mostro il compito: non ci crede ancora. E’ un po’ spiazzata: “Ma l’ha fatta lui?”

    “Certo, ma solo dopo avergli chiesto se ne avesse bisogno”

    “Ma lui, ne ha bisogno: è un DSA”

    Mi fermo un attimo prima di parlare: sarei un fiume in piena, e le mie parole di rivolta contro quest’epidemia diagnostica rischierebbero di ferirla. Penso alle tante difficoltà che ha dovuto affrontare, ai pomeriggi costantemente impegnati ad aiutare il figlio nello studio, ai verdetti di una scuola che, poiché non ti omologhi nelle modalità e nei risultati, ti lascia da parte…..

    Le sorrido. Lei mi dice che è disperata perché Nando non vuole più aiuti, si rifiuta di essere seguito e che l’unico voto sufficiente finora è questa verifica di francese!

    “Signora, mi scusi, ma cosa succede se una persona che sa camminare usa sempre le stampelle?”

    Sorride anche lei. Mi sento non solo insegnante ma anche un po’ mamma: e le racconto di un’altra storia, la mia.

    Con un figlio molto speciale.
     

     

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    La pratica psicomotoria a scuola

    La pratica psicomotoria a scuola

    Continuano gli interessanti articoli di approfondimento delle nostre psicomotriciste.

    La pratica psicomotoria a scuola

     

    L’associazione EMMI’S CARE si occupa di psicomotricità e di iniziative rivolte alla famiglia e questo articolo nasce dalla voglia di informare genitori, professionisti  e curiosi,  che spesso ci scrivono per ricevere chiarimenti sull’educazione psicomotoria a scuola.

    In alcune consulenze emergono dubbi di genitori e di insegnanti riguardo a progetti di psicomotricità che  hanno come obbiettivo il facilitare l’apprendimento didattico di alcune materie scolastiche o che spesso vengono proposti come percorsi  pre-sportivi o come sostituzione dell’ attività motoria.

    Nel nostro precedente articolo scritto per Bresciabimbi, abbiamo descritto la psicomotricità, oggi cercheremo di approfondire  la pratica psicomotoria  a scuola.

    Per il bambino crescere è molto interessante, ma tutt’altro che semplice e il modo scelto dal bambino per farlo è il gioco: un mondo totalmente suo, all’interno del quale potersi esprimere per quello che è, in piena libertà; è fondamentale, quindi,che l’adulto garantisca al bambino le condizioni ideali per permettergli di vivere le proprie esperienze di conoscenza, di apprendimento e di crescita.

    Ecco perché la psicomotricità trova un’ampia applicazione durante l’età evolutiva anche in ambito educativo: essa propone, in un ambiente sicuro e pensato, situazioni di gioco con l’obbiettivo di creare le condizioni esperienziali idonee alla fase di sviluppo,  con un approccio non direttivo, basato sul linguaggio non verbale, dove il corpo, il movimento e le sensazioni/emozioni che emergono sono luogo dove è favorita la  relazione  del bambino,  con  l’altro e con l’ambiente.

    La pratica psicomotoria offre al bambino una realtà spazio- temporale- oggettuale non predeterminata che favorisce la sua libera e spontanea espressione ed è proprio attraverso il gioco spontaneo e il movimento libero che il bambino apprende.

    Partendo quindi dal concetto che il movimento è la via principale con cui il bambino fino a 5/6 anni acquisisce esperienze e si esprime, la psicomotricità, come afferma B. Aucouturier, è una pratica che accompagna o ristabilisce il normale sviluppo del bambino favorendo il passaggio “dal piacere di agire al piacere di pensare”.

    Inoltre, dare spazio al corpo per esprimersi in momenti di gioco libero, svincolato da obiettivi cognitivi, permette al bambino di accedere ad una relazione profonda con l’adulto, con i coetanei, con lo spazio e con gli oggetti.

    E’ per questi motivi che la pratica psicomotoria viene proposta e richiesta presso scuole per l’infanzia e scuole primarie; i progetti, dalla durata minima di 10 incontri , per gruppi di 6-10 bambini offrono uno spazio dove muoversi per apprendere e crescere.

    Durante il percorso, i bambini avranno la possibilità di approfondire la conoscenza di sé stessi, la relazione con gli altri  e con l’adulto e di comunicare i propri bisogni e i propri sentimenti, secondo la loro personale espressione.

    Le esperienze motorie costituiscono, la base dell’attività psichica; l’educazione psicomotoria dovrebbe, pertanto, trovare un posto importante in un progetto di educazione permanente.

    Ma andiamo a vedere nel dettaglio in cosa consiste la pratica psicomotoria in un progetto di educazione.

    La Pratica Psicomotoria poggia su delle basi semplici e universali: gioco spontaneo, movimento corporeo e piacere del vissuto relazionale.

    La sala in cui si svolge la Pratica Psicomotoria, dove il bambino è protagonista assoluto, è strutturata in tre  spazi: spazio del piacere sensomotorio, spazio del simbolico e spazio della distanziazione.

    Nella seduta di psicomotricità, anche il tempo è strutturato per favorire un percorso di maturazione psicologica; troviamo tre fasi temporali: fase del movimento e dell’emozione, fase della passività e transizione, fase della distanziazione e rappresentazione.

    Durante questo percorso, vengono rispettati il tempo di evoluzione di ciascuno e il tempo di maturazione dei diversi aspetti del bambino sia sul piano motorio che affettivo e cognitivo.

    Lo psicomotricista accoglie ed interpreta l’espressività globale del bambino, accompagnandolo nel percorso evolutivo, è in grado di ascoltare empaticamente il bambino ed è il garante della sicurezza fisica e della sicurezza affettiva. Essere all’ascolto del linguaggio (verbale e non) permette allo psicomotricista di cogliere l’importanza ed il senso di ciò che esprime attraverso le sue diverse produzioni e quindi di poter modificare, sulla base di esse, la proposta educativa della seduta.

    Ogni seduta viene attuata con un rituale d’entrata , per distanziare i bambini dalle situazioni abituali del contesto educativo e per portarli verso una dimensione diversa, protetta e  dove l’espressione libera è accolta e con un rituale d’uscita per prepararli al ritorno in classe e alle attività abituali.

    Nella società odierna, si osservano  di rado momenti in cui i bambini possano vivere autonomamente e su propria iniziativa esperienze di movimento o di gioco,  infatti sono spesso guidati da  adulti oppure  vengono richieste  al bambino prestazioni al di sopra del suo livello di sviluppo.

    La psicomotricità diventa quindi importante e significativa all’interno del sistema educativo  in quanto viene dato uno spazio ufficiale ad aspetti  spesso tralasciati o dimenticati quali i tempi personali, le differenti modalità di apprendimento, gli spazi di libertà e  dove il bambino può lasciarsi andare a giochi di gruppo, dove i ruoli sono chiari e definiti, dove è vigente una legge definita, dove l’ambiente è sicuro.

    La  psicomotoria educativa, sostiene lo sviluppo personale di ciascun bambino favorendo la conoscenza di sé stesso, degli altri e del mondo, ma secondo i suoi personali tempi e interessi e garantendogli fiducia e sicurezza.

     

    Associazione EMMI’S CARE

    Alice Gregori e Leali Caterina

    info@emmiscare.org

     

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    Corso di Primo soccorso

    Corso di Primo soccorso

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    Ragazzi che spaventano gli adulti parlando di morte

    Ragazzi che spaventano gli adulti parlando di morte

    Interessante riflessione della nostra esperta Mazia Sellini.

    Buona riflessione!

    Marzia Sellini: marziasellini@gmail.com - 338 4581605

    Ragazzi che spaventano gli adulti parlando di morte

    La pubertà è il periodo dei mutamenti fisici che permettono al corpo del fanciullo di divenire adulto.
    L’adolescenza è invece un fatto culturale e si contraddistingue, nei diversi gruppi e nei diversi periodi storici, per durata e forme di ritualità.
    L’adolescenza è il tempo in cui la società chiede ai suoi cuccioli, più o meno esplicitamente, ”diventa grande!”
    Questo impertativo sociale, apparentemente semplice, non è affatto facile da affrontare da parte del ragazzo, il quale, più o meno consapevolmente, si domanda:

    “Che occorre fare per essere definito, visto e percepito come grande ora? Come posso io dimostrarvi di essere grande?”

    La disobbedienza è spesso la strategia più utile che il ragazzo sceglie per uscirne.
    Non solo, nel nostro mondo, il mondo occidentale, all’incirca da due secoli e mezzo a questa parte, il tempo dell’adolescenza corrisponde al tempo della scuola moderna. In questo tempo l’adolescente non è più bambino con i suoi diritti al gioco, nè adulto, con le sue libertà. (Marco Vinicio Masoni).
    Dentro questo mondo, i ragazzi sperimentano sentimenti di angoscia, disperazione, tristezza, anomia, da qui la ricerca affannosa del gruppo dei pari, per trovare un pò di sostegno, solidarietà e dare un senso al loro stato.
    Le sue insoddisfazioni, le sue angosce, le sue insicurezze possono (e a volte vogliono) turbare l’adulto.
    Se l’adulto ci casca, e legge in quelle comunicazioni segni e sintomi preoccupanti (per esempio depressione), finisce per aggravare la frattura generazionale.
    E’ preoccupante che parte delle iniziative promosse per aiutare i giovani li etichettino, diffondendo, per esempio, l’idea di una depressione epidemica, aggravando cosi i danni sociali.
    Noi crediamo che, seppur le forme utilizzate dai ragazzi per esprimere la loro condizione esistenziale possano apparire talvolta esagerate, esasperate, categoriche, eccessive, atipiche non si debba ritenerli malati.
    Sappiamo infatti che la mente non è il cervello e per la prospettiva che utilizziamo noi, la mente sta tra le persone non nelle loro teste.

    Vi riporterò ad esempio di quanto detto. Il dialogo intercorso recentemente tra me e una giovane adolescente frequentante una scuola della nostra irridente cittadina.

    Cl: Buongiorno
    Tp: Buongiorno Eleonora (nome inventato) Perché sei qui?
    Cl: Sono qui perchè ho un problema di timidezza …
    Tp: Bhè non male per una timida prendere l’iniziativa di scrivermi una mail per fissare un appuntamento. (le sorrido dolcemente)
    Cl: (contraccambia con un tenero sorriso)
    Tp: .. spiegati meglio ..
    Cl: Nel senso che i miei compagni, in questi anni, si sono fatti delle idee strane sul mio conto e credo non siano disposti a vedere altro ..
    Tp : Cioè ? Spiegati meglio … fammi un esempio
    Cl : Nel senso che in questi anni mi hanno conosciuta per essere una che sta sempre sulle sue, non parla, non scherza con loro .. ed ecco credo si siano convinti di questo, che io sia sempre e solo cosi, che questa sia la loro idea di me e che mai la cambieranno …
    Tp: Mi stai forse dicendo che ora ti piacerebbe mostrare loro altre tue caratteristiche e temi forse
    che loro per questo non ti accettino? Perchè li sorprenderesti?
    Cl : … Humm .. ecco si ! (s’illumina in volto)Tp: E sai già come fare ?
    Cl: Heee … no … è per questo che sono qui ..
    Tp: Lo sospettavo … Allora dunque occorre che tu … (tralascio qui di riportare i suggerimenti che le ho dato)
    Tp: Dunque chiaro?
    Cl: Si! Chiarissimo!
    Tp: Bene, ora non resta che provare! (colgo dalla comunicazione non verbale che c’è dell’altro .. ) … C’è forse dell’altro che mi vuoi dire?
    Cl: Ehh ecco si vede .. mi sono rivolta a lei anche per un’altra questione …
    Tp: Su dimmi … (con tono caldo, accogliente)
    Cl : … io penso spesso alla morte …
    Tp: Nel senso che pensi alla morte in generale, come evento di vita o ricorri al pensiero di toglierti
    la vita?
    Cl : La seconda, cioè, vede … io, a volte, penso che potrei farla finita … ehh .. che ne so … che potrei buttarmi giù dalla finestra …
    Tp: Pensa che Eraclito diceva “li mettono al mondo dandogli destini di morte …”
    Cl : (perplessa e al tempo stessa sopresa dal mio stato benevolo di conversare con lei proprio di questo taciuto argomento) .. si ma poi non lo faccio perchè penso ai miei familiari … è per loro che non lo faccio ..
    Tp: (incalzo, vedo che è solo un timore dalla sua coscienza individuale, che è preoccupata dal pensiero di pensare alla sua possibilità di far questo gesto) pensa … ci sono addirittura dei guru che senza alcun farmaco sanno scegliere quando spegnersi e ultimare la loro vita …
    Cl: (l’espressione sul suo viso è dolce e un poco intimorita da quella confidenza e stupita dalla possibilità che se ne possa parlare in quel modo) .. quindi …mi sta dicendo che è normale?
    Tp: Si ! (sorrido in modo accogliente e benevolo)
    CL: Quindi mi sta dicendo che non c’è nulla di male nell’avere questi pensieri?
    Tp: (le sorrido mantenendo un’espressione saggia e bonaria sul volto) hum …
    Cl : grazie dottoressa, grazie …

    Una settimana più tardi la rincontro mi parla dei suoi esperimenti nelle relazioni con i compagni e della scuola. Il tono della sua voce è vivace e il suo fare affettuoso.
    Non accenna più ad alcun pensiero di morte ed io nemmeno.
    Fine della storia.
    La morale la lascio a voi.

    Marzia Sellini (psicologa, psicoterapeuta)

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    Nonni Cucù

    Nonni Cucù

    Nonni cucù
    di Elisa Mazzoli – ill. Desideria Guicciardini
    Franco Cosimo Panini – p.14 – e.11

    I nonni sono i veri pilastri dello stato sociale.
    Ci sono sempre quando le maestre del nido sono in agitazione sindacale.
    Quando l’influenza o la varicella tornano a trovare i nostri pupi.
    Ci sono i pomeriggi infrasettimanali per la danza, il tennis e l’inglese.
    I nonni ci viziano per definizione: tutto quello che proibivano ai loro figli, diventa lecito – anzi auspicabile – per i figli dei loro figli.
    I nonni ti sorprendono sempre.
    Sono magici, pazzerelli e ubiqui.
    Anche quelli che non sono più sul nostro pianeta: dallo Spazio continuano a coccolare e ad accompagnare i loro nipotini.

    Elisa Mazzoli e Desideria Guicciardini ci hanno regalato un bel libricino dedicato a tutti i nipoti. E’ una lunga filastrocca sui nonni, arricchita da finestrelle da aprire e attività da fare per accompagnare la lettura.

    Età consigliata: da 3 a 6 anni.

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    Arriva il secondo episodio di Sbuccia e Puntino

    Arriva il secondo episodio di Sbuccia e Puntino

    A NATALE, BAMBINI E GENITORI INSIEME SU YOUTUBE
    PER IMPARARE L’ARTE DI SANDRO BOTTICELLI, DIVERTENDOSI

    È online gratuita e a disposizione di tutti la seconda puntata delle Avventure di Sbuccia e Puntino: la web serie animata per insegnare l’arte ai bambini.

    Dopo il primo episodio dedicato a Leonardo da Vinci esce oggi sul web il secondo cartone animato delle “Avventure di Sbuccia e Puntino”, dedicato ai bambini tra i 6 e i 12 anni d’età.
    Il progetto si ispira all’omonima collana di libri, edita da Idea Books, di cui è autrice Francesca Pascale, neomamma esperta in didattica museale che ha brevettato un metodo per insegnare l’arte pittorica ai bambini.
    Le Avventure di Sbuccia e Puntino sono uno strumento didattico divertente a disposizione dei genitori per avvicinare i bambini all’arte incuriosendoli attraverso il gioco.
    Ogni video dura circa due minuti per rispettare la soglia di attenzione dei bambini sul web e introduce la trama dei libri della collana.
    I protagonisti sono Puntino, un bambino di sette anni, e Sbuccia, il suo inseparabile zainetto di peluche. Ogni volta che si avvicinano a un quadro, come per magia, ne vengono attratti all’interno ritrovandosi nell’epoca in cui è stato dipinto e in compagnia dell’artista.

    In questo secondo episodio Puntino si trova agli Uffizi, a Firenze, di fronte al celebre dipinto la Primavera. Anche questa volta la magia assorbirà Sbuccia e Puntino nel quadro dove incontreranno Sandro Botticelli e importanti personaggi della Firenze dei Medici. La storia è approfondita nell’omonima collana di libri illustrati di cui sono disponibili gli episodi dedicati a Botticelli, Leonardo, Renoir e l’ultimo appena uscito dedicato a Picasso.
    Tutti i libri sono dipinti ad acquarello e stampati su carta pregiata. Ogni storia si conclude con esercizi pensati per far giocare insieme bambini e genitori.
    La produzione dei video è a cura dell’agenzia di comunicazione The FairPlay. La voce narrante è dell’autrice Francesca Pascale e le animazioni sono realizzate da Alessio Lavacchi.

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    Bresciabimbi cresce!

    Bresciabimbi cresce!

    Carissimi amici di Bresciabimbi, quest’anno si sta chiudendo nel migliore dei modi!

    Sono in arrivo grandi novità per l’anno nuovo, che non posso ancora anticiparvi……. ma già ora è bellissimo vedere che continuate a seguirci sia sul portale, che su Facebook.

    Abbiamo infatti superato i 2000 like!!!

    Bresciabimbi è un portale dedicato al mondo delle famiglie per fornire idee, proposte su cosa fare coi propri bimbi nei momenti liberi e su come farsi aiutare coi propri bimbi nei momenti di difficoltà. Ma questo voi lo sapete già, facciamolo sapere a chi non lo sa e vi fa la classica domanda: “cosa facciamo oggi?!

    Continuate a seguirci consultando il calendario, chiedendo agli esperti e su Facebook,(www.facebook.com/Bresciabimbi! ma soprattutto ditelo a tutti!

    La cosa più importante è che vi sentiate liberi di commentare, dire, chiedere, evidenziare, argomentare, ribadire……Bresciabimbi funziona grazie a voi!

    Le visite che riceviamo, ci confermano che il nostro sforzo non è vano! E questo è il miglior regalo che potevamo chiedere per Natale.

    2000like

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    Che fare quando il bambino si tocca? (seconda parte)

    Che fare quando il bambino si tocca? (seconda parte)

    La nostra esperta, la dott.ssa Marzia Sellini, continua nel suo percorso “Che fare quando il bambino si tocca?” La prima parte la potete ritrovare qui

    La nostra esperta è contattabile ai seguenti riferimenti: marziasellini@gmail.com - 338.4581605

     

    Che fare quando il bambino si tocca ?

    (seconda parte)

    Molte mamme mi hanno detto “Interessante quel che ha ci ha permesso di sapere con quell’articolo ed ora che possiamo fare a casa e a scuola ?”

    Riprendiamo e chiariamo alcuni punti espressi nel’articolo precedente:

    •  è normale che un bambino / una bambina tocchi il suo corpo
    • carezzandolo, sfregandosi, tastandosi il bambino / la bambina scopre, che alcune parti, più di altre, gli possono procurare sensazioni piacevoli
    • tuttavia il bambino / la bambina vive con altri, ed apprende, abbastanza presto, perché lo vede, lo avverte, lo sente dire, che non è cosa giusta toccare alcune parti del suo corpo in presenza di altri, perlopiù adulti, quindi, solitamente si adopera per non farlo quando sa di essere visto/a.

     

    Che accade allora nel caso del bambino/della bambina che mostra di non osservare tale regola?

    Nella maggior parte dei casi il bambino / la bambina agisce in modo automatico, inconsapevole, in altre parole, non è pienamente cosciente di quel che sta facendo. In modo semplice possiamo dire che quando avverte una “voglia”, lo fa senza pensarci. Può avvenire cosi che si tocchi proprio mentre dovrebbe fare altro, per esempio proprio quando gli viene chiesto di pensare, mentre fa i compiti oppure mentre la maestra spiega, etc. In altre situazioni, rare, il bambino usa questo comportamento per mostrarsi come un trasgressivo.

    Vediamo quindi che possiamo fare.

    In linea generale possiamo dire che alcune modalità di intervento, come rimproverarlo, sgridarlo, punirlo, dirgli che accadrà qualcosa di dannoso al suo corpo, finalizzate a dissuaderlo da quella
    condotta, possono non rivelarsi efficaci.
    Relativamente al che dire al bambino / alla bambina, non posso qui suggerire frasi perché ciascun bambino / bambina va trattato in modo diverso, tenuto conto e rispettando anche i valori e le credenze dell’adulto che con lui interagisce. I sentimenti che prova un cattolico nei confronti del proprio corpo e di quello altrui, sono diversi da quelli che può sperimentare una persona musulmana, laica, o una fervente femminista. Credo che debbano essere rispettate tutte le posizioni e che le soluzioni debbano essere ricercate insieme.

    Marzia Sellini (Psicologa, Psicoterapeuta)

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    L'apprendista di Babbo Natale

    L’apprendista di Babbo Natale

    Una storia dolce da leggere certamente per questo Natale, che con delicatezza affronta la sindrome di down. 

    L’APPRENDISTA BABBO NATALE

    una favola firmata da Bonifacio Vincenzi per il Natale di Kymaera Edizioni

    È uscito il 25 novembre in e-book L’apprendista Babbo Natale, favola di Natale che ci regala Bonifacio Vincenzi.

    Uno sguardo dal cuore.  Babbo Natale è alla ricerca del suo successore, un bambino buono e gentile di nome Nicolaus che un giorno, quando lui sarà troppo vecchio, potrà prendere il suo posto. Dopo mesi e mesi di ricerche, finalmente lo trova. Ed è davvero speciale il piccolo Nicolaus perché è un bambino Down. Non resta che comunicarglielo attraverso l’intercessione del suo angelo custode: il combina-guai Strauss! Dapprima Nicolaus rifiuta, non si sente all’altezza del compito. Ma le parole dolci e sincere di Babbo Natale, alla fine, lo rendono fiero e orgoglioso di sé. La notte di Natale, il povero Babbo non può portare i regali, a causa di una caduta dalla slitta. Così sarà compito di Nicolaus e del suo angelo custode maldestro e scansafatiche consegnare i regali ai bambini di tutto il mondo, regalando a noi tutti belle sorprese! Bonifacio Vincenzi, nome già noto ai lettori di Kymaera Edizioni, racconta così la scelta di un protagonista speciale come il piccolo Nicolaus: “Agli occhi di Babbo Natale è un bambino sensibile, affettuoso, gioioso e che riesce a voler bene a tutti. Queste sono delle buone motivazioni per giustificare una sua scelta piuttosto importante. Ho scritto questa storia per i bambini” – continua Vincenzi – “cioè per delle creature che hanno una sensibilità incontaminata. Se a loro la storia piace diranno che sono bravo. Se invece non piace diranno che non sono bravo. Una valutazione elementare ma piuttosto efficace e veritiera”. L’apprendista Babbo Natale è una favola per bambini e per adulti, che fa sorridere e apprezzare ancora di più il significato del Natale, affrontando in modo semplice e coraggioso un argomento delicato come la Sindrome di Down.

    apprendista bn


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